I bambini e la tecnologia

Tema quello della #tecnologia molto delicato. Non solo perchè ormai gli strumenti tecnologici fanno sempre più parte della nostra vita, ma perché indubbiamente i #vantaggi che ci offrono su più fronti sono impareggiabili.

Ci aiutano a pulire casa, a cucinare, ci danno notizie e ci ricordano di bere, di fare attività sportiva o di andare a letto. Offrono #passatempi senza età, ci permettono di avere sotto mano contatti anche lontani geograficamente o di soddisfare in poco tempo qualche curiosità. 

Come quindi muoversi quando a maneggiare tali mezzi sono i bambini? Dobbiamo essere pro o contro all’utilizzo della tecnologia? 

Pensare di poter eliminare i mezzi tecnologici dalla nostra vita sarebbe probabilmente una pazzia per la maggior parte di noi. Forniscono aiuti fino a poco tempo fa impensabili e soprattutto, volendo o meno, fanno parte della nostra #quotidianità.

Più che chiedersi quindi se usarli o meno è forse più utile iniziare a chiederci come poterli gestire al meglio, affinché possano divenire una risorsa anziché un limite nell’educazione dei bambini. 

Andiamo a vedere un pò cosa ci dice la letteratura scientifica.

Recenti studi (per esempio Ra, C.K., Cho, J., Stone, M.D., De La Cerda, J., Goldenson, N.I., Moroney, E., Leventhal, A.M. (2018). Association of Digital Media Use With Subsequent Symptoms of Attention-Deficit/Hyperactivity Disorder Among Adolescents. JAMA, 320(3), 255-263) evidenziano come l’utilizzo di tablet, cellulare, televisione o computer possano in qualche modo influenzare alcune capacità cognitive, quali l’attenzione e la percezione. 

I #cartoni animati per bambini sono stati oggetto di molti cambiamenti negli ultimi anni e sempre più sono caratterizzati da colori cangianti e cambi di immagine repentini, che solleticano la curiosità dei bambini e li portano ad abituarsi a tempi di stimolazione sempre più veloci.  

Diviene quindi importante individuare alcune #regole che ci permettano di sfruttare positivamente i #vantaggi della tecnologia, limitando il più possibile gli effetti meno desiderabili.

È quindi opportuno sottolineare questo importante aspetto: sono gli adulti che devono regolamentare l’utilizzo della tecnologia, non il bambino o la vita frenetica che conduciamo. 

A volte infatti può capitare di dover utilizzare il tablet o il cellulare in qualche tempo di attesa che può risultare troppo noioso per il bambino. Ma è importante che siano situazioni limitate e non la regola. Se iniziamo ad utilizzare la tecnologia per intrattenere il bambino al supermercato, quando siamo in attesa dal medico, quando prepariamo la cena, per addormentarlo nel suo lettino… forse può esserci utile fermarci un attimo per riflettere. Peraltro si vedono scene talvolta preoccupanti su internet, di bambini sempre più piccoli che attuano comportamenti legati alla tecnologia che ricordano vere e proprie dipendenze.

Quindi come fare per poter evitare tali rischi e divenire genitori competenti nella gestione della tecnologia? 

1. Abbiamo già anticipato che la tecnologia può essere un vantaggio, purché sia ben gestita. Può esserci di aiuto quindi capire quali sono i momenti in cui vogliamo sfruttarla e in che modo. Diventerà cosi più semplice costruire delle #regole da #condividere con il bambino che diano dei #limiti di spazio e tempo in cui poter vedere la televisione, il cellulare o il tablet. Il tempo potrà (e dovrà) variare sopratutto in funzione dell’età del bambino: più piccolo è e meno dovrà essere il tempo di esposizione alla tecnologia. 

2. È importante poi prevede una #scelta accurata dei programmi, dei giochi e dei cartoni animati da far vedere al proprio bambino. Anche stavolta dovrà essere il genitore a scegliere, in funzione dell’età del figlio. Le proposte online e offline sono veramente tante, alcune più valide di altre. Può essere utile spendere qualche minuto di tempo per selezionare personalmente i programmi e i giochi da far utilizzare al bambino. Tante sono le proposte peraltro che hanno un valore educativo. Facciamo in modo che siano la nostra prima scelta.

3. Allenare il bambino alle altre attività #passatempo che può avere a disposizione. A volte pensiamo che giocare sia una capacità innata presente in ognuno di noi, ma non è proprio così. I bimbi vanno guidati nell’imparare a #giocare. In questo modo li possiamo aiutare a prestare la giusta attenzione su attività più o meno frenetiche e a giochi di diverso tipo, che richiedono competenze differenti oltre che a rimanere seduti il tempo necessario per ultimare una certa azione e attività. Inoltre ricordiamoci che non esistono solo i tablet e la televisione, ma ci sono tantissimi giochi e attività in cui possiamo coinvolgere i bambini. Ecco qualche idea:

  • Colorare e disegnare fogli bianchi o album da disegno
  • Sfruttare oggetti di riciclo per creare lavoretti creativi
  • Costruire una scatola delle attività e dei materiali da manipolare
  • Giochi con legumi secchi e farine, sale grosso 
  • Libri e canzoni educative da cantare e ballare
  • Puzzle e giochi di costruzione
  • Bambole e macchinine per giochi di finzione 
  • Tappettoni morbidi e cuscini per qualche momento di morbido relax 
  • Un baule con materiale per giocare a travestimenti

E perché no, farsi aiutare in qualche attività domestica come preparare il pranzo o la cena insieme: i bambini in queste attività si divertono sempre molto! 

4. #Coinvolgerli attivamente e #responsabilizzarli in qualche attività utile per la gestione della casa e della famiglia. Per esempio nell’apparecchiare o dar da bere alle piante, nel sistemare la propria camera o i giocattoli appena utilizzati, nel preparare la propria cartella o lo zaino per lo sport… a seconda dell’età del proprio figlio insomma potranno essere individuate alcune azioni che potrà svolgere in maniera autonoma. In questo modo non solo si potranno riempire dei momenti altrimenti vuoti, ma si contribuirà a trasmettere il messaggio che in casa ognuno ha il proprio ruolo.

4. Farli #muovere il più possibile. I bambini hanno bisogno di correre, saltare, sfogarsi. Soprattutto quando escono dalla scuola e prima di rientrare in un altro luogo in cui gli venga richiesto di star fermi per evitare che si facciano male, come potrebbe essere la nostra casa. È molto utile dar quindi loro la possibilità di muoversi e #sfogarsi; in tal modo si agevolerà lo sviluppo della #motricità (di cui abbiamo parlato in modo più approfondito qui: http://www.francescadellai.it/wp-admin/post.php?post=2134&action=edit ) ma renderà più facile anche il momento di gestire il momento in cui si torna a casa.

5. Dedicare momenti di #relazione #condivisa e #piacevole per tutte le persone coinvolte, mamma, papà e bambino. Che si scelga di fare un gioco di società, di leggere un libro, di preparare e condividere una bella (e buona) merenda, di fare una passeggiata fino al parco… poter condividere questi #momenti con le persone a cui vogliamo bene renderanno l’attività ancora più piacevole. Non serve che siano sempre e solo attività fantastiche e divertenti, è più importante che il messaggio che passi ai bambini è che volentieri passiamo del tempo con loro, indipendentemente dall’attività svolta. Anche in tal caso condividere e #negoziare regole da rispettare, tempi e spazi, può essere utile per evitare spiacevoli incomprensioni.

5. Un ultimo aspetto che è importante sottolineare è l’importanza di insegnare ai bambini anche il #diritto alla ‘noia’ e alla #lentezza, se intendiamo tali aspetti come i precursori della capacità di #viversi il momento presente, il famoso qui e ora di cui tanto sentiamo parlare. Nelle nostre giornate la frenesia non manca, nemmeno in quelle dei bambini anche molto piccoli che vivono circondati da routine e proposte da seguire. Prendiamoci e concediamo anche a loro un momento per la calma, per respirare, per ricordare cosa nella giornata appena vissuta ci ha fatto star bene e ci ha regalato un sorriso. 

Il corso longitudinale della dislessia

Oggi parliamo di #Dislessia, ovvero la difficoltà che coinvolge la #lettura

Vi propongo infatti un articolo che racconta di come può evolvere la Dislessia nel tempo. La domanda da cui è partito lo studio è relativa all’andamento che una difficoltà di lettura può avere. In particolare, vengono descritti i risultati di un follow-up a 7 anni di distanza su un gruppo di studenti con dislessia.

Partendo dallo studio della letteratura, emerge come  la dislessia sia un disturbo che permane spesso per tutta la vita e che può assumere diversi gradi di espressività in base a caratteristiche cognitive e opportunità educative. In Italia tuttavia erano pochi gli studi che indagavano l’evoluzione a lungo termine della difficoltà di lettura e le sue possibili conseguenze.

Si è partiti quindi dalla volontà di ampliare le conoscenze in merito a questa questione, svolgendo un follow up rispetto alle competenze di lettura e verificando le situazioni di alcuni ragazzi che erano stati valutati, fra il 1999 e il 2007, presso il Servizio dei Disturbi dell’Apprendimento dell’Università di Padova.

Si è potuto osservare che le difficoltà sono rimaste elevate, ma con la percezione che le conseguenze negative si siano registrate più nel passato che nella condizione attuale.
Le parole chiave dell’articolo: dislessia, analisi longitudinale, velocità di lettura, percezioni di difficoltà. Ecco qui il link per chi vuole approfondire:

http://rivistedigitali.erickson.it/dislessia/sfoglia-un-numero-della-rivista/index.html#/43/zoomed

Buona lettura! 

Quando il cibo diventa uno sfogo

Durante la mattinata di sabato 13 ottobre si è tenuto il seminario ‘Quando il cibo diventa uno sfogo‘, presso il Poliambulatorio Arcella a Padova.
In questa occasione, oltre a fare una interessante chiacchierata su argomenti di attualità quali l’#alimentazione e lo #stress, si è parlato di alcune #strategie utili per perseguire l’#obiettivo di #benessere alimentare. Infatti se ci pensiamo, capita a molti di noi di ritrovarsi a mangiare, in diverse occasioni, per #motivi altri rispetto alla sensazione di #fame fisiologica, di quando per esempio è il nostro organismo a chiederci del carburante per poter svolgere le attività quotidiane.

Al contrario, non è esperienza così rara sentir raccontare dalle #persone di come talvolta ci si alzi dal tavolo un pò troppo #appesantiti, un pò gonfi, un pò troppo sazi. In altre situazioni mangiamo per ragioni di per sé positive, come quando ci troviamo a fare aperitivo o a mangiare un’invitante e buona pizza con amici che magari non vediamo da tanto tempo. Solo che poi la finiamo senza nemmeno renderci conto che l’abbiamo mangiata, presi come siamo da tanti altri #stimoli che in quel momento ci attirano di più di quanto abbiamo nel nostro piatto. Vi è mai capitato?

Altre volte può succedere di mangiare spinti da una ‘#fame emotiva‘, per gestire #sensazioni ed #emozioni quali tristezza, nostalgia, stress, malinconia e preoccupazioni… Di per sé questa modalità non necessariamente deve essere vissuta come critica o negativa; certo può diventarlo se diventa la sola che abbiamo per fronteggiare le situazioni in cui abbiamo bisogno di sfogarci e di gestire le nostre emozioni.

Il #cibo ci consente davvero di aprire #discorsi su temi che potrebbero sembrare anche molto distanti fra loro: alimentazione, benessere, stress, emozioni. Nella nostra vita si intrecciano fra di loro, influenzandoci talvolta senza che ne siamo consapevoli. Alcuni spunti tratti dalla #mindful eating e dalla #psicologia ci consentono di ragionare su strategie utili che ci aiutino nel perseguire i nostri #obiettivi di benessere.

Vi lascio quindi con qualche domanda emersa dall’incontro, con la speranza che possa offrirvi spunti di riflessione interessanti.

‘Quale è stata l’ultima volta che mi sono davvero gustato il pasto, senza interferenze esterne quali televisore, cellulare, libro o computer accesi?’

Quando hai preso un cibo in mano e sei pronto a mangiarlo, ti chiedi mai a cosa può servirti mangiare proprio quel pezzo di cioccolata o quel biscotto dopo cena?’

‘L’ultimo momento in cui mi sono concesso il piacere di mangiare è stato…?’

La locandina dell’evento – Poliambulatorio Arcella a Padova

Non vuole fare i compiti…

Una difficoltà che a volte possono riscontrare i genitori è quella legata ai compiti scolastici. La strategia utilizzata, spesso poco efficace, è quella di entrare in conflitto con il proprio figlio che non mostra volontà e impegno nel fare i compiti. Continue Reading

Come farsi degli amici e tenerseli

“Che cosa vuol dire addomesticare?”
” E’ una cosa da molto dimenticata. Vuol dire creare dei legami…”
” Creare dei legami?”
” Certo”, disse la volpe. ” Tu, fino ad ora per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno uno dell’altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo.”
—

Brano tratto dal Piccolo Principe, di A. Saint Exupery.

Continue Reading