Il corso longitudinale della dislessia

Oggi parliamo di #Dislessia, ovvero la difficoltà che coinvolge la #lettura

Vi propongo infatti un articolo che racconta di come può evolvere la Dislessia nel tempo. La domanda da cui è partito lo studio è relativa all’andamento che una difficoltà di lettura può avere. In particolare, vengono descritti i risultati di un follow-up a 7 anni di distanza su un gruppo di studenti con dislessia.

Partendo dallo studio della letteratura, emerge come  la dislessia sia un disturbo che permane spesso per tutta la vita e che può assumere diversi gradi di espressività in base a caratteristiche cognitive e opportunità educative. In Italia tuttavia erano pochi gli studi che indagavano l’evoluzione a lungo termine della difficoltà di lettura e le sue possibili conseguenze.

Si è partiti quindi dalla volontà di ampliare le conoscenze in merito a questa questione, svolgendo un follow up rispetto alle competenze di lettura e verificando le situazioni di alcuni ragazzi che erano stati valutati, fra il 1999 e il 2007, presso il Servizio dei Disturbi dell’Apprendimento dell’Università di Padova.

Si è potuto osservare che le difficoltà sono rimaste elevate, ma con la percezione che le conseguenze negative si siano registrate più nel passato che nella condizione attuale.
Le parole chiave dell’articolo: dislessia, analisi longitudinale, velocità di lettura, percezioni di difficoltà. Ecco qui il link per chi vuole approfondire:

http://rivistedigitali.erickson.it/dislessia/sfoglia-un-numero-della-rivista/index.html#/43/zoomed

Buona lettura! 

Come allenare la motricità

Con #motricità si intende la funzione motoria, esercitata dal nostro corpo e comandata dal nostro sistema nervoso, il cervello, in reazione a stimoli che possono essere esterni o di natura psicologica. Detto in altre parole, intendiamo con motricità le #abilità motorie che via via il bambino sviluppa con il passare del tempo. Se pensiamo ad un neonato è completamente dipendente dalle cure degli adulti che si occupano di lui e i suoi movimenti sono piuttosto limitati e soprattutto regolati dai riflessi necessari alla sopravvivenza, come quello della suzione per alimentarsi.

Il percorso per arrivare al #controllo motorio tipico degli adulti sarà piuttosto lungo. Proprio per questo, quando vogliamo proporre al bambino alcune attività motorie, è importante considerare differenti aspetti, quali l’#età, il suo #livello di partenza e la #finalità con cui proponiamo giochi ed esercizi. Non dobbiamo certo diventare degli allenatori sportivi, ma possiamo certamente proporre dei giochi che possano agevolare i movimenti di corpo e mani, favorendo lo sviluppo di coordinazione e padronanza del movimento.  

Ciò che è importante ricordare è che non tutte le qualità fisiche sono allenabili in maniera trasversale durante l’età evolutiva. Sia lo sviluppo della #coordinazione del movimento sia la #capacità di apprendere gesti nuovi e complessi dipende in gran parte dalla maturazione del sistema nervoso, che vede un picco di crescita fra i quattro e i sette anni di età. 

Durante le prime fasce di età quindi quali sono le abilità motorie che possiamo allenare? 

Già a quattro, cinque anni può essere allenata la #resistenza, ovvero la capacità di svolgere prestazioni prolungate, abilità che potrà essere potenziata in entrambi i sessi senza grosse variazioni significative fino ai tredici anni di età.

Senza volersi sostituire ad allenatori competenti che possono senz’altro proporre ai propri piccoli sportivi esercizi mirati in tal senso, portare i bambini al parco giochi e far fare loro giochi di movimento, come correre o saltellare, può essere già un buon inizio. Anche andare a scuola camminando, in bicicletta o con il monopattino possono essere di aiuto, se non altro a lavorare sulla resistenza alla pigrizia 😉 

Un requisito fondamentale nell’età dello sviluppo è poi quello della #multilateralità. Il suo scopo principale è quello di ottenere un #miglioramento globale delle diverse qualità fisiche, oltre che consentire nel tempo margini di miglioramento più ampi. E’ strettamente connessa alla capacità di #coordinazione e può essere allenata in vari modi, non solo durante lo svolgimento di attività quotidiane come l’allacciarsi le scarpe e nei giochi con palle e palline, biglie e tipi diversi di pasta da inserire per esempio in fili o pennarelli, ma anche con qualche gioco più divertente che potrebbe essere adattato in funzione dell’età del bambino.

Ecco allora qualche spunto per giochi e attività:

Palline colorate e tappeti morbidi dove sperimentarsi.
Biglie, trottole, palline, pasta e fili con cui creare bracciali e collanine.

Ecco qualche altro esempio preso da Pinterest:

Il gioco della pesca, che può essere facilmente costruito con un pò di fantasia oppure comprato in qualche negozio, come Tiger.
Guardate che bella idea, un semplice cartoncino appeso per cercare di far canestro.
Alleniamo le dita. Lo stesso esercizio lo possiamo far fare anche con della farina o della sabbia. In questo modo si possono creare forme ogni volta diverse.
Un percorso-labirinto in salotto 🙂 per chi ha lo spazio sufficiente. Ma facilmente lo possiamo rifare in grandezza ridotta sul tavolo, con qualche biglia o pallina piccola.

Se poi vogliamo anche unirci qualche spunto ambientalista, ecco qui altre proposte, facili da realizzare con materiale da riciclare: 

Qui giochiamo con la coordinazione oculo manuale 😉
Beh, che dire. Materiale di riciclo e palline per divertirsi

Altre attività possono essere legate ad attività carta e matita:

Labirinti e disegni da colorare

Per i bambini più grandi la coordinazione la si può allenare con il diverso materiale che si trova su internet, come in questo caso: qui si richiede di scegliere uno dei due disegni a seconda della descrizione.

Infine ci tengo a citare una piacevole attività per grandi e piccini. Ecco qui qualche posizione di #yoga, per allenare coordinazione e #concentrazione. Chiaramente le posizioni varieranno a seconda dell’età e della capacità di ciascuno, ma indipendentemente da ciò che si sperimenterà con il corpo, sarà un’ottima occasione per godersi la reciproca presenza e il momento presente. Pochi minuti saranno sufficienti per respirare a fondo e partire più carichi e rilassati! 🙂

Da Pinterest.

I bambini di oggi e le loro risorse

Oggi parliamo di sviluppo e di bambini. La #Psicologia da tempo si occupa dell’età evolutiva, da una parte con l’intento di individuare le tappe di #sviluppo che ogni #bambino in un certo range di età dovrebbe percorrere; dall’altra come #opportunità per incrementare la #crescita dei bambini stessi, che possono essere fornite partendo proprio da una #conoscenza dei #bisogni che ogni età porta con sè.

Infatti se ci pensiamo bene, già Vygotsky, (importante psicologo sovietico e padre della scuola storico-culturale) aveva proposto il suo interessante concetto di ‘zona prossimale di sviluppo’. L’Autore con tale costrutto intendeva proprio spiegare come l’’apprendimento del bambino si svolga con l’aiuto degli altri e in particolare intendeva lo spazio fra:

  • le reali competenze del bambino presenti in un certo momento
  • il potenziale apprendimento permesso dall’adulto che guidi il bambino nel fare certe esperienze.  

Capite bene quindi quanto sia importante il ruolo degli #adulti di riferimento, genitori ed educatori in genere, che ruotano attorno ai bambini di oggi. Hanno la possibilità di #facilitare l’emergere di competenze ancora potenziali presenti in ogni bambino, indipendentemente dalla sua età.  Quando parliamo di bambini e della loro #crescita parliamo dunque di apprendimento.

Ma cosa intendiamo con questa parola? E soprattutto, quali sono gli aspetti coinvolti?

Con #apprendimento si intende l’acquisizione persistente di modificazioni di alcuni nostri comportamenti, determinati in parte del nostro bagaglio genetico, ma influenzato in particolar modo dalle esperienze che viviamo.

Gli apprendimenti coinvolgono le diverse #funzioni psicologiche, fra cui possiamo citare la motricità, la percezione, il linguaggio e la comunicazione e non da ultima la socialità. Quando entriamo nel #mondo della scuola poi, queste funzioni sono chiamate a sperimentarsi anche nelle competenze scolastiche, che costituiscono veri e propri apprendimenti a loro volta.

#Lettura, #scrittura e #calcolo sono alcune delle aree in cui i bambini si devono sperimentare, dapprima imparando e automatizzando i #prerequisiti sottesi a tali abilità, poi sviluppando competenze scolastiche via via più astratte, complesse ed articolate. 

Per aiutarli in questo loro percorso di #crescita, fatto di #tappe evolutive che ogni bimbo declina in funzione dei suoi tempi e #ritmi (con particolare attenzione alle tappe fondamentali che il vostro pediatra potrà aiutarvi a tenere monitorate) possiamo proporre alcune attività che facilitino una crescita serena e una sperimentazione di sé che alleni il loro senso di autoefficacia. 

Nei prossimi post quindi vedremo alcune attività da proporre, suddivise in funzione della competenza psicologica che vogliamo allenare. 

Cosa sono i DSA

 

DSA è l’acronimo che sta ad indicare i Disturbi Specifici dell’Apprendimento.

Rappresentano una categoria di difficoltà scolastiche ed hanno visto un sempre maggiore interesse provenire dai settori clinici e di ricerca, sopratutto negli ultimi trent’anni. A fine gennaio 2007 sono state pubblicate le nuove Raccomandazioni per la pratica clinica elaborate nell’ambito della Consensus Conference. In questo documento si forniscono innanzitutto le definizioni dei Disturbi Evolutivi Specifici dell’Apprendimento, che fanno riferimento alle difficoltà a carico delle abilità scolastiche, in particolare della lettura, scrittura, calcolo. 

In tali situazioni gli apprendimenti di base appunto, pur modificandosi nel tempo, non raggiungono facilmente i livelli attesi per età e scolarità. Tali difficoltà possono permanere nel tempo, anche fino all’età adulta e rendere più faticoso e spiacevole l’andare a scuola, anche in virtù della frustrazione sperimentata spesso dai bambini e ragazzini coinvolti.

Le difficoltà si manifestano solitamente nel bambino fin dalle prime fasi del suo apprendimento, quando inizia ad acquisire nuove competenze, partendo da un assetto neuropsicologico che non favorisce l’automatizzazione dell’apprendimento di queste competenze. 

Vediamo un pò meglio nel dettaglio le diverse tipologie.

Dislessia: coinvolge la lettura, nei parametri di velocità e/o dell’accuratezza (numeri di errori commessi). Bambini e ragazzini che leggono più lentamente sperimentano maggiore fatica nel comprendere i testi e i brani, oltre che incontrare maggiore fatica nello studio, dato che molte delle energie cognitive sono utilizzate per la lettura stessa.

Disortografia: difficoltà che coinvolge la scrittura; in particolare, non vengono rispettate le regole di trasformazione del linguaggio parlato in linguaggio scritto. La scrittura risulta ricca di errori, quali per esempio inversione di lettere, doppie, uso dell’acca improprio. 

Disgrafia: altro tipo di difficoltà a carico della scrittura, in tal caso però ciò che viene coinvolta è la produzione di segni alfabetici e numerici. Il tratto grafico risulta difficile da decifrare e risente facilmente della stanchezza. Risulta difficile inoltre la gestione dello spazio nel foglio. 

Discalculia: difficoltà nel comprendere l’aritmetica e i numeri, oltre che nell’apprendimento di come manipolare i numeri e i fatti numerici, come le tabelline.

 

I Disturbi Specifici dell’Apprendimento possono riguardare un ambito specifico, come lettura, scrittura o calcolo, anche se nella pratica clinica è più frequente incontrarne l’associazione (per esempio difficoltà di lettura e scrittura insieme).
Il documento della Consensus, inoltre, riporta aspetti importanti come eziologia, procedure per l’indagine di segni precoci che possano guidare l’intervento; si parla inoltre di evoluzione e prognosi, epidemiologia, comorbilità e trattamento.

Come è possibile intervenire?
Partendo dal presupposto che è importante offrire a tutti i bambini il modo di apprendere più adatto a ciascuno di loro, è importante, quando vi sono ostacoli in qualche ambito scolastico, favorire interventi precoci e adeguati per limitare al massimo le esperienze spiacevoli e frustranti che il bambino si trova a vivere.
Un aspetto fondamentale è inoltre legato alla possibilità di aiutare lo studente a costruirsi, strada facendo, una consapevolezza dei propri punti di forza e criticità, in moda da puntare sui primi e potenziare i secondi. 

BIBLIOGRAFIA

Consensus Conference, (Montecatini 2006, Milano 2007) scaricabile dal sito dell’Associazione Airipa

Cornoldi, C. (a cura di) (2007), Difficoltà e Disturbi dell’Apprendimento , Il Mulino, Bologna