I bambini e la tecnologia

Tema quello della #tecnologia molto delicato. Non solo perchè ormai gli strumenti tecnologici fanno sempre più parte della nostra vita, ma perché indubbiamente i #vantaggi che ci offrono su più fronti sono impareggiabili.

Ci aiutano a pulire casa, a cucinare, ci danno notizie e ci ricordano di bere, di fare attività sportiva o di andare a letto. Offrono #passatempi senza età, ci permettono di avere sotto mano contatti anche lontani geograficamente o di soddisfare in poco tempo qualche curiosità. 

Come quindi muoversi quando a maneggiare tali mezzi sono i bambini? Dobbiamo essere pro o contro all’utilizzo della tecnologia? 

Pensare di poter eliminare i mezzi tecnologici dalla nostra vita sarebbe probabilmente una pazzia per la maggior parte di noi. Forniscono aiuti fino a poco tempo fa impensabili e soprattutto, volendo o meno, fanno parte della nostra #quotidianità.

Più che chiedersi quindi se usarli o meno è forse più utile iniziare a chiederci come poterli gestire al meglio, affinché possano divenire una risorsa anziché un limite nell’educazione dei bambini. 

Andiamo a vedere un pò cosa ci dice la letteratura scientifica.

Recenti studi (per esempio Ra, C.K., Cho, J., Stone, M.D., De La Cerda, J., Goldenson, N.I., Moroney, E., Leventhal, A.M. (2018). Association of Digital Media Use With Subsequent Symptoms of Attention-Deficit/Hyperactivity Disorder Among Adolescents. JAMA, 320(3), 255-263) evidenziano come l’utilizzo di tablet, cellulare, televisione o computer possano in qualche modo influenzare alcune capacità cognitive, quali l’attenzione e la percezione. 

I #cartoni animati per bambini sono stati oggetto di molti cambiamenti negli ultimi anni e sempre più sono caratterizzati da colori cangianti e cambi di immagine repentini, che solleticano la curiosità dei bambini e li portano ad abituarsi a tempi di stimolazione sempre più veloci.  

Diviene quindi importante individuare alcune #regole che ci permettano di sfruttare positivamente i #vantaggi della tecnologia, limitando il più possibile gli effetti meno desiderabili.

È quindi opportuno sottolineare questo importante aspetto: sono gli adulti che devono regolamentare l’utilizzo della tecnologia, non il bambino o la vita frenetica che conduciamo. 

A volte infatti può capitare di dover utilizzare il tablet o il cellulare in qualche tempo di attesa che può risultare troppo noioso per il bambino. Ma è importante che siano situazioni limitate e non la regola. Se iniziamo ad utilizzare la tecnologia per intrattenere il bambino al supermercato, quando siamo in attesa dal medico, quando prepariamo la cena, per addormentarlo nel suo lettino… forse può esserci utile fermarci un attimo per riflettere. Peraltro si vedono scene talvolta preoccupanti su internet, di bambini sempre più piccoli che attuano comportamenti legati alla tecnologia che ricordano vere e proprie dipendenze.

Quindi come fare per poter evitare tali rischi e divenire genitori competenti nella gestione della tecnologia? 

1. Abbiamo già anticipato che la tecnologia può essere un vantaggio, purché sia ben gestita. Può esserci di aiuto quindi capire quali sono i momenti in cui vogliamo sfruttarla e in che modo. Diventerà cosi più semplice costruire delle #regole da #condividere con il bambino che diano dei #limiti di spazio e tempo in cui poter vedere la televisione, il cellulare o il tablet. Il tempo potrà (e dovrà) variare sopratutto in funzione dell’età del bambino: più piccolo è e meno dovrà essere il tempo di esposizione alla tecnologia. 

2. È importante poi prevede una #scelta accurata dei programmi, dei giochi e dei cartoni animati da far vedere al proprio bambino. Anche stavolta dovrà essere il genitore a scegliere, in funzione dell’età del figlio. Le proposte online e offline sono veramente tante, alcune più valide di altre. Può essere utile spendere qualche minuto di tempo per selezionare personalmente i programmi e i giochi da far utilizzare al bambino. Tante sono le proposte peraltro che hanno un valore educativo. Facciamo in modo che siano la nostra prima scelta.

3. Allenare il bambino alle altre attività #passatempo che può avere a disposizione. A volte pensiamo che giocare sia una capacità innata presente in ognuno di noi, ma non è proprio così. I bimbi vanno guidati nell’imparare a #giocare. In questo modo li possiamo aiutare a prestare la giusta attenzione su attività più o meno frenetiche e a giochi di diverso tipo, che richiedono competenze differenti oltre che a rimanere seduti il tempo necessario per ultimare una certa azione e attività. Inoltre ricordiamoci che non esistono solo i tablet e la televisione, ma ci sono tantissimi giochi e attività in cui possiamo coinvolgere i bambini. Ecco qualche idea:

  • Colorare e disegnare fogli bianchi o album da disegno
  • Sfruttare oggetti di riciclo per creare lavoretti creativi
  • Costruire una scatola delle attività e dei materiali da manipolare
  • Giochi con legumi secchi e farine, sale grosso 
  • Libri e canzoni educative da cantare e ballare
  • Puzzle e giochi di costruzione
  • Bambole e macchinine per giochi di finzione 
  • Tappettoni morbidi e cuscini per qualche momento di morbido relax 
  • Un baule con materiale per giocare a travestimenti

E perché no, farsi aiutare in qualche attività domestica come preparare il pranzo o la cena insieme: i bambini in queste attività si divertono sempre molto! 

4. #Coinvolgerli attivamente e #responsabilizzarli in qualche attività utile per la gestione della casa e della famiglia. Per esempio nell’apparecchiare o dar da bere alle piante, nel sistemare la propria camera o i giocattoli appena utilizzati, nel preparare la propria cartella o lo zaino per lo sport… a seconda dell’età del proprio figlio insomma potranno essere individuate alcune azioni che potrà svolgere in maniera autonoma. In questo modo non solo si potranno riempire dei momenti altrimenti vuoti, ma si contribuirà a trasmettere il messaggio che in casa ognuno ha il proprio ruolo.

4. Farli #muovere il più possibile. I bambini hanno bisogno di correre, saltare, sfogarsi. Soprattutto quando escono dalla scuola e prima di rientrare in un altro luogo in cui gli venga richiesto di star fermi per evitare che si facciano male, come potrebbe essere la nostra casa. È molto utile dar quindi loro la possibilità di muoversi e #sfogarsi; in tal modo si agevolerà lo sviluppo della #motricità (di cui abbiamo parlato in modo più approfondito qui: http://www.francescadellai.it/wp-admin/post.php?post=2134&action=edit ) ma renderà più facile anche il momento di gestire il momento in cui si torna a casa.

5. Dedicare momenti di #relazione #condivisa e #piacevole per tutte le persone coinvolte, mamma, papà e bambino. Che si scelga di fare un gioco di società, di leggere un libro, di preparare e condividere una bella (e buona) merenda, di fare una passeggiata fino al parco… poter condividere questi #momenti con le persone a cui vogliamo bene renderanno l’attività ancora più piacevole. Non serve che siano sempre e solo attività fantastiche e divertenti, è più importante che il messaggio che passi ai bambini è che volentieri passiamo del tempo con loro, indipendentemente dall’attività svolta. Anche in tal caso condividere e #negoziare regole da rispettare, tempi e spazi, può essere utile per evitare spiacevoli incomprensioni.

5. Un ultimo aspetto che è importante sottolineare è l’importanza di insegnare ai bambini anche il #diritto alla ‘noia’ e alla #lentezza, se intendiamo tali aspetti come i precursori della capacità di #viversi il momento presente, il famoso qui e ora di cui tanto sentiamo parlare. Nelle nostre giornate la frenesia non manca, nemmeno in quelle dei bambini anche molto piccoli che vivono circondati da routine e proposte da seguire. Prendiamoci e concediamo anche a loro un momento per la calma, per respirare, per ricordare cosa nella giornata appena vissuta ci ha fatto star bene e ci ha regalato un sorriso. 

Cibo & emozioni

Un aspetto molto interessante dell’alimentazione concerne la sua relazione con le #emozioni che sperimentiamo, non solo prima e dopo, ma anche durante i pasti. 

Mi capita di frequente di parlare con persone che si sentono, dopo aver mangiato, #appesantiti o gonfi. O che lamentano qualche sintomo fisico che sperimentano in prossimità dei pasti. Talvolta, quando si sono escluse possibili problematiche consultando il proprio medico, possiamo iniziare a pensare alla difficoltà di distinguere la #fame fisiologica da quella #emotiva.
Ne avete mai sentito parlare?    

Con fame fisiologica si intende lo stimolo che ci arriva gradualmente dal nostro corpo; tende ad esaurirsi quando ci sentiamo sazi ed è facilmente soddisfabile anche con cibi sani: un’insalata, una mela o un frutto… 

La fame emotiva, sebbene spesso sia confusa con quella fisiologica, se ne differenzia per alcuni aspetti: solitamente arriva all’improvviso e con una specifica voglia di qualcosa di… buono. Quando la sperimentiamo sentiamo di aver voglia di mangiare qualcosa di particolare, ma soprattutto possiamo sperimentarla anche quando siamo sazi. Insomma, se dopo cena ci rimane quel famoso languorino o la voglia di un cioccolatino possiamo essere consapevoli che fame fisiologica non è 🙂  

Il corso longitudinale della dislessia

Oggi parliamo di #Dislessia, ovvero la difficoltà che coinvolge la #lettura

Vi propongo infatti un articolo che racconta di come può evolvere la Dislessia nel tempo. La domanda da cui è partito lo studio è relativa all’andamento che una difficoltà di lettura può avere. In particolare, vengono descritti i risultati di un follow-up a 7 anni di distanza su un gruppo di studenti con dislessia.

Partendo dallo studio della letteratura, emerge come  la dislessia sia un disturbo che permane spesso per tutta la vita e che può assumere diversi gradi di espressività in base a caratteristiche cognitive e opportunità educative. In Italia tuttavia erano pochi gli studi che indagavano l’evoluzione a lungo termine della difficoltà di lettura e le sue possibili conseguenze.

Si è partiti quindi dalla volontà di ampliare le conoscenze in merito a questa questione, svolgendo un follow up rispetto alle competenze di lettura e verificando le situazioni di alcuni ragazzi che erano stati valutati, fra il 1999 e il 2007, presso il Servizio dei Disturbi dell’Apprendimento dell’Università di Padova.

Si è potuto osservare che le difficoltà sono rimaste elevate, ma con la percezione che le conseguenze negative si siano registrate più nel passato che nella condizione attuale.
Le parole chiave dell’articolo: dislessia, analisi longitudinale, velocità di lettura, percezioni di difficoltà. Ecco qui il link per chi vuole approfondire:

http://rivistedigitali.erickson.it/dislessia/sfoglia-un-numero-della-rivista/index.html#/43/zoomed

Buona lettura! 

MANGIO, ERGO SUM: alimentazione & bambini

Non è sempre facile gestire, al giorno d’oggi, l’alimentazione dei bambini. Tendono ad aumentare le informazioni in social network e TV, le riviste ci propongono spesso consigli alimentari e stili di vita per facilitare il nostro benessere.  Eppure, obesità e sovrappeso continuano ad aumentare. Non solo tra adulti ma anche fra i bambini. 

Diversi studi evidenziano come bambini in sovrappeso avranno maggiori probabilità di divenire adulti obesi; così come enfatizzano che la famiglia ci influenza fin da giovane età, in quanto genitori con problemi di peso hanno un rischio maggiore di crescere figli che a loro volta avranno sul proprio fisico qualche chilo di troppo.

Quanto pesa la genetica e quanto le nostre abitudini? 

Sebbene sia una domanda interessante, che vede impegnata ormai da tempo la ricerca scientifica, per i nostri obiettivi di salute e benessere risulta poco utile!

Eh già, sarebbe bello poter trovare qualche causa ai nostri chiletti di troppo (o di quelli dei nostri figli), ma saperlo non ci aiuta molto.

Poco utile è infatti riflettere sulla diversa possibile influenza di genetica e ambiente in cui si vive, dato che ormai è chiaro che le nostre #azioni quotidiane possono avere un ‘peso’ determinante (scusate il gioco di parole 😉 ) e permetterci di raggiungere un #peso forma, fondamentale non solo per apparire più tonici ma soprattutto per mantenersi sani e agili. 

Diete speciali, merendine, snack, frenesia della vita quotidiana infarciscono e aumentano la complessità da considerare quando si ragiona sull’alimentazione in età evolutiva.

E quindi, quali sono gli ingredienti da considerare per poter promuovere benessere alimentare nelle famiglie di oggi?

Possiamo dire che tre sono le parole chiave:

Conoscere, sperimentare, agire

Conoscere: ormai la tecnologia ci agevola nel trovare informazioni su quali alimenti sia opportuno mangiare e quali invece è meglio lasciare al supermercato direttamente. Sono tanti anche i nutrizionisti che danno informazioni e suggeriscono ricette. Ciò che è importante è tenere monitorate le #fonti dalle quali raccogliamo le informazioni; non tutte infatti sono attendibili e accreditate. Ecco qualche link da consultare:

http://www.salute.gov.it/portale/salute/p1_5.jsp?area=Vivi_sano&id=108
https://www.fondazioneveronesi.it/magazine/articoli/alimentazione

Sperimentare: no, non dobbiamo diventare piccoli grandi chimici 🙂 Sperimentare lo possiamo intendere come un’occasione per provare #ricette nuove, gustare alimenti di stagione, variare i cibi che mangiamo tenendo in considerazione il nostro #fabbisogno e la nuova piramide alimentare, che suggerisce di mangiare abbondante verdura, frutta, cereali di vario tipo, legumi, uova, pesce. Ricordiamoci inoltre che i #bambini imparano soprattutto attraverso l’osservazione e l’imitazione. Quindi più forniremo loro occasioni in cui vedere la propria cerchia di contatti mangiare cibi invitanti e che rispettino i pochi principi utili per tenerci in forma e più aumenteremo le possibilità che impareranno a farlo a loro volta.

Agire: a questo verbo diamo un duplice significato. Da una parte consentiamo ai bambini di agire e sperimentare: #responsabilizziamoli, fin da piccoli, in cucina, dando loro piccoli compiti per farli aiutare a cucinare. Che sia impastare, mescolare, versare, pulire le verdure, non importa. Si sentiranno protagonisti e saranno maggiormente invitati ad assaggiare le loro ricette. 🙂 Ma agire lo possiamo (e dobbiamo) considerare anche come l’attività fisica che è fondamentale, per il nostro benessere psico-fisico tanto quanto la quantità e la qualità del cibo che mangiamo. Non sempre c’è il tempo per fare chissà che tipo di sport, ma come sempre la costanza e i piccoli passi quotidiani sono gli elementi che alla lunga premiano. Quindi, che fare? Scegliamo le scale al posto dell’ascensore; parcheggiamo la macchina un pò più lontana quando andiamo a fare la spesa; se dobbiamo percorrere brevi distanze preferiamo l’andare a piedi o in bicicletta. Anche l’ambiente ci ringrazierà 🙂

Come allenare la motricità

Con #motricità si intende la funzione motoria, esercitata dal nostro corpo e comandata dal nostro sistema nervoso, il cervello, in reazione a stimoli che possono essere esterni o di natura psicologica. Detto in altre parole, intendiamo con motricità le #abilità motorie che via via il bambino sviluppa con il passare del tempo. Se pensiamo ad un neonato è completamente dipendente dalle cure degli adulti che si occupano di lui e i suoi movimenti sono piuttosto limitati e soprattutto regolati dai riflessi necessari alla sopravvivenza, come quello della suzione per alimentarsi.

Il percorso per arrivare al #controllo motorio tipico degli adulti sarà piuttosto lungo. Proprio per questo, quando vogliamo proporre al bambino alcune attività motorie, è importante considerare differenti aspetti, quali l’#età, il suo #livello di partenza e la #finalità con cui proponiamo giochi ed esercizi. Non dobbiamo certo diventare degli allenatori sportivi, ma possiamo certamente proporre dei giochi che possano agevolare i movimenti di corpo e mani, favorendo lo sviluppo di coordinazione e padronanza del movimento.  

Ciò che è importante ricordare è che non tutte le qualità fisiche sono allenabili in maniera trasversale durante l’età evolutiva. Sia lo sviluppo della #coordinazione del movimento sia la #capacità di apprendere gesti nuovi e complessi dipende in gran parte dalla maturazione del sistema nervoso, che vede un picco di crescita fra i quattro e i sette anni di età. 

Durante le prime fasce di età quindi quali sono le abilità motorie che possiamo allenare? 

Già a quattro, cinque anni può essere allenata la #resistenza, ovvero la capacità di svolgere prestazioni prolungate, abilità che potrà essere potenziata in entrambi i sessi senza grosse variazioni significative fino ai tredici anni di età.

Senza volersi sostituire ad allenatori competenti che possono senz’altro proporre ai propri piccoli sportivi esercizi mirati in tal senso, portare i bambini al parco giochi e far fare loro giochi di movimento, come correre o saltellare, può essere già un buon inizio. Anche andare a scuola camminando, in bicicletta o con il monopattino possono essere di aiuto, se non altro a lavorare sulla resistenza alla pigrizia 😉 

Un requisito fondamentale nell’età dello sviluppo è poi quello della #multilateralità. Il suo scopo principale è quello di ottenere un #miglioramento globale delle diverse qualità fisiche, oltre che consentire nel tempo margini di miglioramento più ampi. E’ strettamente connessa alla capacità di #coordinazione e può essere allenata in vari modi, non solo durante lo svolgimento di attività quotidiane come l’allacciarsi le scarpe e nei giochi con palle e palline, biglie e tipi diversi di pasta da inserire per esempio in fili o pennarelli, ma anche con qualche gioco più divertente che potrebbe essere adattato in funzione dell’età del bambino.

Ecco allora qualche spunto per giochi e attività:

Palline colorate e tappeti morbidi dove sperimentarsi.
Biglie, trottole, palline, pasta e fili con cui creare bracciali e collanine.

Ecco qualche altro esempio preso da Pinterest:

Il gioco della pesca, che può essere facilmente costruito con un pò di fantasia oppure comprato in qualche negozio, come Tiger.
Guardate che bella idea, un semplice cartoncino appeso per cercare di far canestro.
Alleniamo le dita. Lo stesso esercizio lo possiamo far fare anche con della farina o della sabbia. In questo modo si possono creare forme ogni volta diverse.
Un percorso-labirinto in salotto 🙂 per chi ha lo spazio sufficiente. Ma facilmente lo possiamo rifare in grandezza ridotta sul tavolo, con qualche biglia o pallina piccola.

Se poi vogliamo anche unirci qualche spunto ambientalista, ecco qui altre proposte, facili da realizzare con materiale da riciclare: 

Qui giochiamo con la coordinazione oculo manuale 😉
Beh, che dire. Materiale di riciclo e palline per divertirsi

Altre attività possono essere legate ad attività carta e matita:

Labirinti e disegni da colorare

Per i bambini più grandi la coordinazione la si può allenare con il diverso materiale che si trova su internet, come in questo caso: qui si richiede di scegliere uno dei due disegni a seconda della descrizione.

Infine ci tengo a citare una piacevole attività per grandi e piccini. Ecco qui qualche posizione di #yoga, per allenare coordinazione e #concentrazione. Chiaramente le posizioni varieranno a seconda dell’età e della capacità di ciascuno, ma indipendentemente da ciò che si sperimenterà con il corpo, sarà un’ottima occasione per godersi la reciproca presenza e il momento presente. Pochi minuti saranno sufficienti per respirare a fondo e partire più carichi e rilassati! 🙂

Da Pinterest.

I bambini di oggi e le loro risorse

Oggi parliamo di sviluppo e di bambini. La #Psicologia da tempo si occupa dell’età evolutiva, da una parte con l’intento di individuare le tappe di #sviluppo che ogni #bambino in un certo range di età dovrebbe percorrere; dall’altra come #opportunità per incrementare la #crescita dei bambini stessi, che possono essere fornite partendo proprio da una #conoscenza dei #bisogni che ogni età porta con sè.

Infatti se ci pensiamo bene, già Vygotsky, (importante psicologo sovietico e padre della scuola storico-culturale) aveva proposto il suo interessante concetto di ‘zona prossimale di sviluppo’. L’Autore con tale costrutto intendeva proprio spiegare come l’’apprendimento del bambino si svolga con l’aiuto degli altri e in particolare intendeva lo spazio fra:

  • le reali competenze del bambino presenti in un certo momento
  • il potenziale apprendimento permesso dall’adulto che guidi il bambino nel fare certe esperienze.  

Capite bene quindi quanto sia importante il ruolo degli #adulti di riferimento, genitori ed educatori in genere, che ruotano attorno ai bambini di oggi. Hanno la possibilità di #facilitare l’emergere di competenze ancora potenziali presenti in ogni bambino, indipendentemente dalla sua età.  Quando parliamo di bambini e della loro #crescita parliamo dunque di apprendimento.

Ma cosa intendiamo con questa parola? E soprattutto, quali sono gli aspetti coinvolti?

Con #apprendimento si intende l’acquisizione persistente di modificazioni di alcuni nostri comportamenti, determinati in parte del nostro bagaglio genetico, ma influenzato in particolar modo dalle esperienze che viviamo.

Gli apprendimenti coinvolgono le diverse #funzioni psicologiche, fra cui possiamo citare la motricità, la percezione, il linguaggio e la comunicazione e non da ultima la socialità. Quando entriamo nel #mondo della scuola poi, queste funzioni sono chiamate a sperimentarsi anche nelle competenze scolastiche, che costituiscono veri e propri apprendimenti a loro volta.

#Lettura, #scrittura e #calcolo sono alcune delle aree in cui i bambini si devono sperimentare, dapprima imparando e automatizzando i #prerequisiti sottesi a tali abilità, poi sviluppando competenze scolastiche via via più astratte, complesse ed articolate. 

Per aiutarli in questo loro percorso di #crescita, fatto di #tappe evolutive che ogni bimbo declina in funzione dei suoi tempi e #ritmi (con particolare attenzione alle tappe fondamentali che il vostro pediatra potrà aiutarvi a tenere monitorate) possiamo proporre alcune attività che facilitino una crescita serena e una sperimentazione di sé che alleni il loro senso di autoefficacia. 

Nei prossimi post quindi vedremo alcune attività da proporre, suddivise in funzione della competenza psicologica che vogliamo allenare. 

I miei propositi, in ritardo. Desiderato e voluto.

La fine dell’anno ci invita spesso a fare il punto della situazione, rispetto a ciò che avremmo voluto fare e abbiamo effettivamente costruito nel trascorrere dei mesi. Queste considerazioni a volte ci rendono appagati di quanto abbiamo fatto, a volte meno e ci rimane un senso di insoddisfazione. Su queste sensazioni, pensieri ed emozioni è facile farsi trascinare da chi ci invita a ragionare sui nuovi e buoni propositi per l’anno che si accinge a iniziare. Dodici mesi tutti da vivere e che a pensarci non è così difficile che si apprestino a stuzzicare il nostro desiderio di voler fare meglio (o ancora meglio) rispetto all’anno appena trascorso.
Quindi ecco a fare anche io le fila dei miei pensieri, degli obiettivi che sento miei e che vorrei impegnarmi quotidianamente a mantenere nella mia vita, nei prossimi dodici mesi. Ma ho voluto prendermi del tempo per riflettere, dopo le feste, su quelle che sono le mie personali e maggiormente sentite necessità. Di obiettivi da perseguire ne avrei veramente tanti, ma come sappiamo non è sempre facile mantenere i buoni propositi una volta che il tram tram della vita frenetica che conduciamo ci riassorbe nelle nostre giornate. Per mantenere vivi i nuovi propositi dobbiamo lavorare sulle nostre routine e abitudini, sullo stile di vita che conduciamo. Insomma, una bella sfida da vivere! 

Durante le feste inoltre molti condividono sui canali social molti propositi e obiettivi, che possono in qualche forma influenzarci nella nostra presa di decisione. Per quest’anno ho scelto quindi di prendermi il tempo necessario per capire quale fosse la mia priorità. Ed ecco qui a condividere con voi i miei pensieri!
Come vedete nella fotografia, il mio obiettivo è centrato sulla #salute e il mio #benessere. Sarà che ho terminato il 2018 e iniziato l’anno nuovo contagiata dai diversi mali stagionali, sta di fatto che questo è proprio su cui voglio impegnarmi nei prossimi 12 mesi. 
Ho scelto di dedicare un’ora del mio #tempo in tutta la giornata, così che possa essere un tempo sufficiente per apportare delle migliorie nella mia vita ma che possa essere perseguibile, nonostante i diversi #impegni, professionali e non solo, che ho da svolgere nelle mie giornate frenetiche. 

Ecco allora che la mia ora sarà così divisa: 

– 10 minuti dedicati alla #meditazione. Attualmente la parola ‘mediazione’ va molto di moda e ognuno la arricchisce dei propri personali significati; per me altro non è un #momento per iniziare la giornata concentrata sulle mie #sensazioni di #mente e #corpo. Anni fa intrapresi un percorso di meditazione che mi fu molto di aiuto. Ho conosciute persone belle, alcune delle quali ancora fanno parte della mia vita. Ho lavorato su alcuni dei miei #limiti mentali, sperimentando differenti e alternativi stati della coscienza. Ho lavorato su modalità che aiutino a lasciar scorrere il flusso dei pensieri, senza giudizio ma con #curiosità.

– 30 minuti (almeno) li dedicherò a #muovermi. Svolgo un lavoro molto sedentario, in cui la mia mente lavora molto. Per potermi mantenere concentrata e propositiva mi rendo conto che fare  del movimento mi aiuta a lasciar andare le tensioni e a tornare con grinta ai miei impegni. Mi prefisso trenta minuti perché sono quelli che concretamente posso rispettare. Quando avrò l’occasione andrò in palestra (che frequento ormai da tempo), e in tali occasioni il tempo per l’attività fisica sarà maggiore. Nelle giornate più intense, in cui la palestra non sarà raggiungibile, mi impegnerò a fare una #camminata rigenerante.

– 20 minuti dedicati alla #lettura di un libro, prima di coricarmi. Così da conciliare il sonno e lasciare la tentazione di controllare i social un’ultima volta prima di dormire… la tecnologia è un potente mezzo di comunicazione (positivo, quando lo usiamo con consapevolezza). Tuttavia gli studi che ormai ne evidenziano le criticità nell’utilizzarla fino a qualche istante prima di dormire sono molteplici, per cui perché non disattivare i cellulari un pò prima e godersi la lettura di qualche pagina di un buon libro? I testi che ho scelto di leggere sono davvero tanti e variano nelle più svariate tematiche. Alcuni titoli in programma? Alcuni testi che ho scelto sono in linea con alcuni progetti professionali che partiranno nei prossimi mesi: ‘Tutto esaurito’, di Priestley e ‘Mindful Eating’, di Puddicombe. Ma anche ‘Affinità elettive’ di Goethe e ‘Oceano mare’ di Barrico. Ho anche intenzione di riprendere la lettura di ‘Harry Potter’ di Rowling, che vi dirò, ho già imparato ad amare durante la loro prima lettura. Quindi penso sia giunto il momento di rispolverarli. 

Ecco quindi che finalmente posso condividere con serenità i miei propositi per l’anno nuovo, che ho già iniziato a praticare ogni giorno. Piccoli passi, per costruire il mio benessere e agevolare la mia salute, nel corpo e nella mente. 

Buon anno a tutti Voi quindi, che siano mesi ricchi di progetti!

Il far progetti e il formar propositi porta con sé molti buoni sentimenti; chi avesse la forza di essere per tutta la sua vita nient’altro che un fabbricatore di progetti, sarebbe un uomo molto felice.
-Friedrich Nietzsche-

Salutiamo il 2018…

Il 2018 è stato un anno molto ricco e intenso! Talvolta faticoso, ma le soddisfazioni non sono mancate. Diverse le #iniziative proposte, da quando il 27 ottobre 2017, ho inaugurato con gioia il mio Studio a Mirano

Alcuni dei servizi che potete trovare presso il mio Studio di Psicoterapia e Psicologia a Mirano.

Di quale sia la mia concezione di #Psicologia, rivolta ad aiutare le #Persone a costruire e mantenere nel tempo il proprio personale #Benessere, vi avevo già parlato nella mia intervista presso #RadioVenezia, #Interviste e #Storie #LiveSocial. Un’occasione per fare quattro chiacchiere e raccontarvi il modo in cui mi piace lavorare. Trovate il video sul mio Blog a questo link: http://www.francescadellai.it/wp-content/uploads/2018/01/intervista.mp4   

Le avventure poi sono andate avanti. Il 20 maggio con la collega Chiara Cais, in qualità di psicologhe e psicoterapeute Interazioniste, abbiamo partecipato con entusiasmo al Premio Innovazione In Psicologia 2018, che era alla sua terza edizione ed è stato organizzato dall’Ordine degli Psicologi del Veneto. Il nostro progetto ha il nome di ‘A Chance to Change – Questioni di parole e prospettive: quando le relazioni costruiscono benessere lavorativo’. Ve ne ho parlato più approfonditamente a questo link: http://www.francescadellai.it/2018/09/15/una-grande-soddisfazione-premio-innovazione-in-psicologia/

Un momento emozionante della serata. Ci viene consegnato il nostro Premio!

A settembre poi sono partita alla volta della Calabria, per l’evento ‘Costruiamo una comunità educante’, per accompagnare alcuni Colleghi e Autori nella promozione di alcuni testi di Psicologia, nati grazie alla collaborazione con la Casa Editrice In.edit edizioni che ha deciso di lanciare questo importante progetto, per poter agevolare la Psicologia nell’entrare nelle Vostre case. Gli argomenti trattati sono davvero molti… Internet, fobie, sessualità e infanzia sono solo alcuni di questi. Per cui ce n’è per tutti i gusti!

Arriviamo così ad ottobre, mese molto impegnativo ma altrettanto favorevole. Prima si è svolto ‘La fame del cuore. Quando il cibo diventa uno sfogo’ presso il #Poliambulatorio Arcella a Padova. Si è parlato di alimentazione e di emozioni. E di come questi aspetti siano strettamente interconnessi fra di loro.  

Sono poi stata invitata al Workshop ‘Ambiti di applicazione del modello Interazionista’ presso la Scuola Interazionista per l’appunto. Non potete immaginare le emozioni che ho vissuto, nel tornare in un contesto che mi ha visto crescere, personalmente e professionalmente, per ben quattro anni! Indescrivibile. È stata una occasione interessante, in cui ho potuto raccontare a persone interessate e studenti di come affronto quotidianamente il mio lavoro, soprattutto coni bambini e le loro famiglie, lavoro che svolgo sempre con l’#obiettivo di far emergere le #potenzialità di ciascuno. 

L’anno si è poi concluso con la partecipazione alla importante iniziativa dell’Ordine degli Psicologi del Veneto, la Settimana dell’informazione psicologica. Quest’anno i temi che Vi ho proposto e che hanno trovato peraltro il Vostro consenso positivo, sono stati ‘Dimagrire con la mente’ e ‘Il peso della dieta’, che ho avuto il piacere di organizzare con la Collega Psicologa e Psicoterapeuta Interazionista Elisa Forlin Psicologa italiana a Monaco . Ancora una volta per discutere di temi molto importanti, che ci influenzano nel nostro personale #benessere e #stile di vita.

Le avventure non sono state solo queste, ma mi piaceva l’idea di rispolverare alcuni degli eventi che mi hanno arricchita durante il mio 2018.

Ora è tempo di rimboccarsi le maniche, l’anno nuovo è iniziato e sono sicura che sarà ricco ed interessante! 

A presto, con nuove #iniziative e avventure da #condividere insieme.

Il peso della dieta

Gli appuntamenti incentrati su temi di grande #attualità, quali l’#alimentazione e le #emozioni, non sono mancanti nemmeno nei mesi di novembre e dicembre. Con l’occasione della #Settimana Informativa Psicologica, evento promosso dall’Ordine degli Psicologi del Veneto, il mio #Studio ha deciso di partecipare, per dare il proprio contributo a questa importante iniziativa, che si pone l’obiettivo di avvicinare la #Psicologia alle #Persone. Molti sono ancora i pregiudizi e i timoni che si nascondono talvolta dietro la parola #psicologo, #psicologia e #psicoterapia. E allora perché non approfittare di queste #occasioni per capirci qualcosa in più rispetto a queste tematiche? In questi due appuntamenti abbiamo parlato di #cultura psicologica, che ci consente di introdurre piccoli cambiamenti quotidiani che possono aiutarci nel perseguire le nostre mete e gli obiettivi che tanto ambiamo raggiungere. Insomma una versione #positiva della Psicologia. Abbiamo approfondito poi la differenza, talvolta sottile, tra #fame fisiologica ed emotiva; l’importanza di mettere a fuoco il proprio personale #benessere e l’obiettivo di salute a cui si vuole arrivare. Sia esso di dimagrimento, miglioramento di performance professionali e/o sportive, il primo importante passo è capire dove si vuole arrivare. Perché come ci ricorda un bellissimo detto, ‘non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove vuole andare‘.

Cosa sono i DSA

 

DSA è l’acronimo che sta ad indicare i Disturbi Specifici dell’Apprendimento.

Rappresentano una categoria di difficoltà scolastiche ed hanno visto un sempre maggiore interesse provenire dai settori clinici e di ricerca, sopratutto negli ultimi trent’anni. A fine gennaio 2007 sono state pubblicate le nuove Raccomandazioni per la pratica clinica elaborate nell’ambito della Consensus Conference. In questo documento si forniscono innanzitutto le definizioni dei Disturbi Evolutivi Specifici dell’Apprendimento, che fanno riferimento alle difficoltà a carico delle abilità scolastiche, in particolare della lettura, scrittura, calcolo. 

In tali situazioni gli apprendimenti di base appunto, pur modificandosi nel tempo, non raggiungono facilmente i livelli attesi per età e scolarità. Tali difficoltà possono permanere nel tempo, anche fino all’età adulta e rendere più faticoso e spiacevole l’andare a scuola, anche in virtù della frustrazione sperimentata spesso dai bambini e ragazzini coinvolti.

Le difficoltà si manifestano solitamente nel bambino fin dalle prime fasi del suo apprendimento, quando inizia ad acquisire nuove competenze, partendo da un assetto neuropsicologico che non favorisce l’automatizzazione dell’apprendimento di queste competenze. 

Vediamo un pò meglio nel dettaglio le diverse tipologie.

Dislessia: coinvolge la lettura, nei parametri di velocità e/o dell’accuratezza (numeri di errori commessi). Bambini e ragazzini che leggono più lentamente sperimentano maggiore fatica nel comprendere i testi e i brani, oltre che incontrare maggiore fatica nello studio, dato che molte delle energie cognitive sono utilizzate per la lettura stessa.

Disortografia: difficoltà che coinvolge la scrittura; in particolare, non vengono rispettate le regole di trasformazione del linguaggio parlato in linguaggio scritto. La scrittura risulta ricca di errori, quali per esempio inversione di lettere, doppie, uso dell’acca improprio. 

Disgrafia: altro tipo di difficoltà a carico della scrittura, in tal caso però ciò che viene coinvolta è la produzione di segni alfabetici e numerici. Il tratto grafico risulta difficile da decifrare e risente facilmente della stanchezza. Risulta difficile inoltre la gestione dello spazio nel foglio. 

Discalculia: difficoltà nel comprendere l’aritmetica e i numeri, oltre che nell’apprendimento di come manipolare i numeri e i fatti numerici, come le tabelline.

 

I Disturbi Specifici dell’Apprendimento possono riguardare un ambito specifico, come lettura, scrittura o calcolo, anche se nella pratica clinica è più frequente incontrarne l’associazione (per esempio difficoltà di lettura e scrittura insieme).
Il documento della Consensus, inoltre, riporta aspetti importanti come eziologia, procedure per l’indagine di segni precoci che possano guidare l’intervento; si parla inoltre di evoluzione e prognosi, epidemiologia, comorbilità e trattamento.

Come è possibile intervenire?
Partendo dal presupposto che è importante offrire a tutti i bambini il modo di apprendere più adatto a ciascuno di loro, è importante, quando vi sono ostacoli in qualche ambito scolastico, favorire interventi precoci e adeguati per limitare al massimo le esperienze spiacevoli e frustranti che il bambino si trova a vivere.
Un aspetto fondamentale è inoltre legato alla possibilità di aiutare lo studente a costruirsi, strada facendo, una consapevolezza dei propri punti di forza e criticità, in moda da puntare sui primi e potenziare i secondi. 

BIBLIOGRAFIA

Consensus Conference, (Montecatini 2006, Milano 2007) scaricabile dal sito dell’Associazione Airipa

Cornoldi, C. (a cura di) (2007), Difficoltà e Disturbi dell’Apprendimento , Il Mulino, Bologna